Consigli:
Guai del sonno, li risolvi così

Una postura errata durante il riposo può essere causa di dolori, scatenare situazioni patologiche preesistenti o peggiorare il già compromesso andamento di alcune funzioni dell’organismo. Ne abbiamo parlato con Nicola Tanturri, ortopedico presso l’ospedale "Santo Spirito in Sassia" di Roma e al medico di famiglia di Elisir (in onda su Rai 3), Carlo Gargiulo.

Collo. Il cuscino non deve essere né troppo basso né troppo alto per garantire che la conservazione della fisiologica curva cervicale. Per mantenere la posizione che il collo ha durante il carico, a postura eretta cioè, l’altezza ideale del guanciale si aggira intorno ai 3/4 cm. Una posizione viziata del collo mantenuta in modo prolungato può causare contratture, quindi dolore che a sua volta scatenerà altre contratture. Il guanciale deve essere piuttosto morbido per permettere che questo riempia l’incavo del collo, sia dormendo supini che di fianco. I vecchi cuscini ortopedici, con il sostegno cervicale ma rigidi sono controindicati. Il materiale ideale dovrebbe essere elastico e possibilmente accogliente. Consigliato il sostegno cervicale.

Roncopatia e Apnee notturne. Questi disturbi sono aggravati dalla posizione supina durante il sonno. In caso di roncopatia o sindrome da apnee notturne, infatti, l’epiglottide non svolge bene la sua funzione regolatoria nell’ambito della respirazione, e inoltre questa posizione incrementa la tendenza della lingua a cadere all’indietro e, inoltre, a vibrare. La posizione ideale diventa quella sul fianco, ma anche un rialzo della testata del letto aiuta.

Bronchite cronica. In questo caso la posizione laterale favorisce il drenaggio delle secrezioni, "allontanandole" in pratica dai bronchi, ma anche quella leggermente rialzata è indicata per favorire la respirazione, prevenendo la tosse.
Reflusso gastroesofageo. In questo caso è bene mantenere alzata la testata del letto di circa 4/5 cm. Fanno all’occasione i sostegni a doghe elettrici o manuali con possibilità di rialzamento e vari snodi.

Tratto dorsolombare. Su un materasso troppo morbido, che crea avvallamenti tenendo la colonna in flessione, possono generarsi contratture o rinforzarsi quelle già in atto. D’altro canto il materasso non deve essere neanche troppo rigido, perché deve assecondare le curve fisiologiche del rachide, cioè la lordosi lombare, a convessità anteriore e la cifosi dorsale, a convessità posteriore, che altrimenti tenderebbero ad appiattirsi. L’innaturale ipertensione del bacino impedisce che, durante il sonno, i dischi intervertebrali, gli ammortizzatori del corpo e veri garanti della nostra postura eretta, siano in completo scarico, causando contratture dolorose e il meccanismo già citato per la zona cervicale. Si può incorrere in lombalgie e in dolori dovuti a patologie pregresse come artrosi o patologie discali.

Anche. Altra patologia tipica legata a manifestazione notturna, soprattutto se la posizione preferita per dormire è quella di fianco, è la borsitetendinopatia inserzionale del trocantere (periartrite dell’anca). Il trocantere è la sporgenza ossea che si può sentire lateralmente sull’anca, dove si inseriscono una serie di tendini; tra il muscolo e l’osso è presente una borsa di grasso che può infiammarsi proprio per eccesso di pressione contro una superficie. E’ importante l’elasticità del materasso nella zona dei fianchi, e possibilmente una certa capacità di accoglienza e di adattamento ai contorni del corpo e al peso corporeo.

Gambe. Sono comunemente gli arti inferiori le vittime principali se la circolazione inizia a difettare. Sollevando i piedi di un paio di centimetri quando siamo coricati aiutiamo il sangue a defluire più facilmente verso il cuore e quindi a "pesare" meno sulla vena. Una doga con possibilità di rialzo ai piedi può garantire confortevolmente quel minimo di ritorno venoso e aiuta a scongiurare il rischio di peggioramento di una circolazione sanguigna già compromessa.
Lesioni da decubito. No al materasso troppo rigido. Nel caso di allettamento prolungato il rischio sono le lesioni da decubito.

di Maria Gullo, da Salute di Repubblica
14 Aprile 2002